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La farina integrale fa bene anche al lato B…


Che le farine integrali  siano da preferire a quelle raffinate  è risaputo  da tempo soprattutto per i benefici che, dal loro consumo, ne trae il nostro organismo. Nutrizionisti, dietologi e medici raccomandano un’alimentazione che preveda, fra le altre cose, pane e pasta ottenuta da farine integrali che, per essere tali, debbono preservare le tre parti del chicco :  l’endosperma amidaceo, il pericarpo (costituito da diversi strati, tra cui quello aleuronico e la crusca) e il germe o embrione.
Occorre però verificare attentamente ciò che ci viene proposto come “integrale”; sovente si tratta di alimenti taroccati come ad esempio farine raffinate con un’aggiunta di crusca.. Debbono essere invece integrali e contenere tutte le parti cariosside-grano-1del chicco per essere veramente utili al nostro metabolismo; infatti è dimostrato da moltissime ricerche e studi che la fibra alimentare è importantissima ma anche gli altri elementi quali l’endosperma ed il pericarpo sono un vero toccasana completando in modo ottimale i benefici che si ottengono dai prodotti ricavati da queste farine : protezione del cuore da eventi cardiovascolari e quindi di tutto il sistema cardio-vascolare, riduzione del diabete e una barriera importantissima contro le infiammazioni dell’organismo ed alcune tipologie di tumori dell’apparato intestinale. Inoltre , sui consumatori di farine integrali, sono stati confermati notevoli benefici al contrasto dello stress ossidativo.L’endosperma, che costituisce la porzione maggiore del chicco, è ricco soprattutto di amidi, proteine, β-glucani, lipidi e minerali. Il pericarpo, ovvero quella parte che è comunemente definita “crusca”, contiene la maggior parte delle fibre, oltre a vitamine del gruppo B (in particolare tiamina e niacina), minerali e una classe consistente di antiossidanti, tra cui l’acido ferulico e i flavonoidi. Quantità rilevanti di antiossidanti (quali i tocoferoli) sono presenti anche nel germe.
Contrastare il sovrappeso e l’obesità ed una attività antinfiammatoria

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La cucina Etrusca

( ricavato da Tuscia in rete ) 
Diodoro Siculo (I secolo a.C.), nella sua Bibliotheca (V, 40, 3),  ci tramanda che: “essi abitano in una regione che produce di tutto e,  impegnandosi nel lavoro, hanno frutti con cui possono non solo nutrirsi a  sufficienza, ma anche concedersi una vita di piaceri e di lusso…”.
Le_tombe_etrusche_dipinte_08Amavano i piaceri della tavola tanto da consumare, a differenza delle altre popolazioni tra cui i Romani, due pasti al giorno sdraiati; ovviamente ci si riferisce alle classi sociali elevate. Questa loro abitudine li porta ad essere considerati negativamente da molti intellettuali dell’epoca : obesi per Catone, schiavi del ventre da Diodoro, etc. La loro dieta era molto ricca e diversificata nei vegetali mentre era scarso l’uso di carne, pesce o molluschi. Le libagioni quotidiane più frequenti quindi si riferiscono a verdure crude o cotte, legumi, formaggi, pane, olio e vino. Vivevano su una regione molto fertile che produceva cereali in abbondanza tanto da esportarli spesso verso Roma. Oltre ai cereali gli Etruschi allevavano bovini molto apprezzati con le corna lunate.  Consumavano molto il pane in tutte le sue profumazioni ma, a differenza dei Romani, essi non usavano il sale; e tale usanza è sopravvissuta nei secoli su tutta la Toscana, Umbria e Viterbo.

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